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AI, MAX News - Settembre 2026: Chi frena, chi corre, chi paga

19 minuti fa
Tempo di lettura: 11 min

Questo mese ero un po' perplesso sul taglio da dare alla newsletter perché sembrava, fino a un certo punto, che non ci fossero grandi legami e impatti.

Poi il mese ha avuto cambiamenti quasi quasi esponenziali, tanto per cambiare, e non mi ha dato tempo di esprimermi da tante erano le notizie (trovate sotto tanti miei post su Linkedin) a quanti i progetti su cui ho lavorato (sono finito a Nuova Delhi a parlare di AI, sotto vi racconto meglio).


Nuovi modelli


_Tutti chiedono di rallentare, tutti rilasciano._

Il 12 settembre Dario Amodei ha pubblicato «We Must Pace the Frontier»: l'industria dell'AI dovrebbe rallentare.


Il 21 xAI ha rilasciato Grok 4.7, il suo modello più grande.


La sera del 22 OpenAI ha presentato GPT-6 Sol e Luna, un'ora e mezza dopo Anthropic ha presentato Claude Opus 5.5, e lo stesso giorno Xiaomi ha rilasciato MiMo V2.6 in versione Flash e Pro.


Sei modelli nuovi in poco più di 24 ore. GPT-6 e Opus 5.5 sono anche più economici: -50% sui prezzi API per OpenAI, circa -40% per Anthropic (Fortune). E il 28 è arrivato anche Claude Sonnet 5.5: secondo Anthropic più veloce del 30% e fino al 30% più economico, e adesso è il modello del piano gratuito di Claude.


Vi siete ubriacati di rilasci? Pure io. Quella sera mi sono solo sentito di scrivere: «Rallentiamo! Tutti assieme! E poi... rilasci a un'ora e mezza di distanza. Vabbè, buona notte, domani mi direte 😊». Alla faccia della coerenza!


Per correttezza: dal mio punto di vista questi modelli non spostano un granché la frontiera, anche se un'accelerazione enorme è arrivata sul fronte delle animazioni, della progettazione 3D e, finalmente, di un pelino di riduzione del gergo AI che, vi confesso, non sopporto davvero più.


Sui cosiddetti ribassi dei prezzi poi... non c'è un grande impatto reale: modelli nuovi più economici = maggior utilizzo di token = spesa che aumenta. La domanda è sempre quindi quanto costa davvero l'AI, e chi paga con cosa? E proverò a mostrare come si paga in tre modi: con i token, con l'hardware e con i vostri dati.


E prima di entrare nel merito di tutto: una cosa vi è forse sfuggita ad agosto. Dal 2 agosto l'obbligo di alfabetizzare i propri dipendenti, previsto per tutte le aziende dall'articolo 4 dell'AI Act, è diventato sanzionabile. Chi in azienda lavora con l'AI va formato, in proporzione a persone, sistemi e rischi, tenendone traccia in un registro interno.


Novità in Academy


Ne approfitto per dirvi che il sito dell'Academy è nuovo, e che ci trovate un sacco di corsi pensati per le aziende, a partire dal percorso AI Act in tre livelli.




Quanto costa un'attività fatta con l'AI


_Il prezzo per token scende. Il costo per task dipende da quanti token spendete, e quello lo decidete voi._

1.400 euro. Da una trascrizione a un corso scritto, un esperimento che mi serviva per capirmi: lasciar lavorare qualche ora un team di agenti e vedere dove si arrivava. Due miliardi di token. A luglio Sam Altman raccontava che il costo per task di GPT-5.6 era eccezionale. Per loro, forse.


Chi non misura il costo per task rischia di scoprirlo a fine mese, quando il budget è finito e la riunione si intitola «allineamento per valutazione chiusura AI».


A spiegare come spendere meno sono in tanti. Spotify (sì, quella della musica!) ha raccontato come Portal ha tagliato del 90% i token spesi con Claude Code, e Anthropic ha pubblicato «Spending your effort», una guida su dove vale la pena far lavorare il modello e dove no. Il costo di un agente si governa progettando il lavoro e facendo esperienza. Che suggerisco a tutti di farsi ora che i contratti flat costano massimo 200 euro/mese. Anzi no, 500: al DevDay del 29 settembre OpenAI ha presentato il piano Pro 500.


I tagli del 22 settembre ben vengano. Ma se il vostro agente rilegge tutto il contesto a ogni giro e non lo sapete, pagare la metà a token vuol dire pagare la metà di una cifra che non avete mai misurato.


Il modello dentro il chip


_Dopo la Home AI, il passo successivo: il modello inciso nel chip._

Quindi, passiamo a come possiamo pagare ma... con l'hardware. Il mese scorso vi ho raccontato della Home AI, i Mac da 128 GB comprati per tenersi l'inferenza in casa. A settembre AMD ha comprato Taalas, che porta la stessa idea più in là: costruisce chip con il modello linguistico cablato nel silicio, che così smette di essere un software che gira su un hardware generico e diventa l'hardware stesso.


Per capirlo, provatelo: chatjimmy.ai è una demo live del loro chip HC1. Scrivete una domanda e guardate quanto ci mette a rispondere un modello inciso nel silicio.


Nel ragionamento a lungo termine è una strada da tenere d'occhio: modelli piccoli e vicini, che prima o poi vi ritroverete dentro una macchina, un sensore, un gestionale.


Jev, l'AI che risponde con una scelta


_Un modello che sceglie invece di scrivere. Lo sto mettendo alla prova._

Cambiamo discorso e andiamo a vedere qualcosa di nuovo!


A metà settembre TypeSafe AI, startup AI fondata da Diogo Almeida, un importante ex-OpenAI, ha presentato Jev, un modello che riceve una "situazione" in ingresso e qualche domanda con le risposte possibili, e, anziché annoiarvi con del testo, restituisce soltanto una scelta, con la probabilità che assegna a ciascuna risposta.


Ci sto lavorando, con calma (agentica). Con l'aiuto di un agente ho costruito un piccolo laboratorio che manda a Jev dati pubblici veri e confronta le sue risposte con quelle ufficiali: il settore di un bando di gara italiano letto dal solo titolo, oppure la decisione di bloccare un messaggio scritto per manipolare un assistente AI. Accanto ho messo SemIf, un'alternativa aperta che gira nel browser e non manda i dati da nessuna parte.


I soliti guru hanno già l'urgenza di dirvi che il mondo è cambiato e non potete più farne a meno. A me interessa capire se è utile, e se ci si può passare qualche anno insieme, dentro un sistema aziendale. Lo lascio sedimentare, l'articolo uscirà a ottobre. Se volete vedere i risultati prima, scrivetemi pure :-)



I vostri dati di lavoro valgono qualcosa, per qualcun altro


_I laboratori hanno finito il testo pubblico. Adesso vogliono sapere come lavorate._

E concludo il fil rouge con la possibilità di pagare con i vostri dati.


Internet, libri, Wikipedia, Reddit: finito. E allora adesso i laboratori vogliono la vostra casella di posta.


Handshake, la piattaforma americana che faceva incontrare studenti e aziende, compra i dati operativi delle aziende (email, Slack, Drive, CRM) e li rivende ai laboratori che addestrano i modelli. Fino a 4 milioni, dice il loro sito. Fino a 10 alcune mie fonti autorevoli. Cercano, lo scrivono loro, «il prodotto di lavoro disordinato di tutti i giorni»: il thread in cui avete cambiato idea tre volte, il preventivo rifatto quattro volte. È lì che sta il processo. Poi assicurano che viene anonimizzato. Anche se, poche righe sotto, ammettono che nessuna anonimizzazione elimina del tutto il rischio. È anonimo, tranne quando non lo è.


Il giorno dopo ho scritto di Claudeforce, annunciata a fine agosto: Claude dentro Agentforce e Slack, e Salesforce dentro Claude con 37 skill di vendita (comunicato).


E questo sì è un cambio di paradigma sul valore dei dati aziendali. Quei dati, 27 anni di relazioni, acquisti e trattative, Salesforce non li consegnerà ad Anthropic senza il vostro consenso (spero). Li consegnerete voi, spontaneamente. E questi sistemi sapranno come vendete, a chi, quando esitate e perché perdete una trattativa. Meglio di voi.


A settembre ho raccontato miniMe, il sistema con cui lavoro ogni giorno, a una sessantina di CEO di YPO. Cosa c'entra? Che ogni volta mi convinco di più che la cosa da fare, finalmente, è iniziare a valorizzare i propri dati: quelli personali, quelli del proprio lavoro e, per chi guida un team o un'azienda, quelli del team. Meglio farlo consapevolmente ora.


Al netto dei «second brain» da hype, che adesso sembrano più spenti (tutti guardano Jev), avere dati buoni e pronti resta la strategia su cui costruire almeno i prossimi dieci anni. Scommesse sempre aperte.


Se qualcuno è disposto a pagare milioni per sapere come lavorate davvero, un prezzo ce l'hanno messo sopra. Voi?


L'agente personale: Copilot, Claude e Muse


_Tre aziende, un solo obiettivo: diventare il vostro agente personale._

Il 25 settembre Microsoft ha rilanciato Copilot in chiave agentica: Home, Code, Autopilot, con Word, Excel e PowerPoint direttamente dentro Copilot. Chi aveva appena finito i corsi su Copilot può ricominciare perché son cambiate tante cose.


Con Cowork di Microsoft descrivete il risultato che volete, e lui fa un piano e lo porta avanti da solo su posta, calendario, Teams e SharePoint, chiedendo conferma prima di mandare o modificare qualcosa. È costruito con la tecnologia di Anthropic, che il 16 settembre ha fuso Cowork e la chat in un unico Claude, con Docs e Slides nuovi. Di fatto è lo stesso prodotto con due marchi. I modelli Microsoft se li faceva già dare da OpenAI: stavolta si fa fare anche l'agente. !Copilot Cowork al lavoro: dal calendario della settimana ha costruito una guida logistica, con le decisioni prese lungo la strada


L'ho acceso sul nostro tenant AI, MAX, e l'ombra sta nel modo in cui si paga. Oltre alla licenza Copilot, Cowork consuma crediti a consumo. I crediti esistevano già per Copilot Studio, ma adesso il contatore arriva dentro il lavoro di tutti i giorni, ed è difficile da prevedere: è l'inizio del balletto sui token anche in Microsoft.


Meta, due giorni prima aveva presentato Muse, il suo agente personale: voce e video in tempo reale, un indirizzo email a cui girare i compiti, oltre 1.500 app collegate e, soprattutto, acquisti con Walmart, Best Buy e Sephora (Latent Space). È gratis per gli utenti, e ci si parla ovunque, dagli occhiali o da un portachiavi. E poi ci sono i VR Glasses, che sembrano la cosa più rivoluzionaria della giornata: circa 100 grammi, cinque volte più leggeri di un Quest 3, con batteria e processore in un puck da tenere in tasca, schermi virtuali enormi ovunque e qualsiasi tavolo che diventa tastiera e touchpad. 1.299 dollari, in consegna nella primavera 2027. Se manterranno la promessa e Meta riuscirà a far convergere la sua visione con l'AI... beh... avremo cambiamenti molto importanti. La scrivania non ha più bisogno di un computer sopra e diventa un paio di occhiali.


Lo stesso agente, tre modi di farselo pagare: Anthropic in abbonamento, Microsoft a crediti, Meta con le vostre transazioni. In ogni caso è solo annuncio per molte cose. Capiremo...


Chi tira il freno, e perché


_Il dibattito sulla paura è diventato rumoroso. I casi concreti, intanto, si accumulano._

Il 14 settembre ho scritto che non sarei entrato «nel dibattito sulla fine del mondo by AI, sui complotti da IPO, sul marketing aggressivo dei frontier labs, sulla richiesta di rallentare di questi signori, su Trump che li ferma». Confermo. Ma i fatti vanno messi in fila.


Gli agenti che escono dal recinto. Secondo il Wall Street Journal, anche Gemini ha hackerato delle aziende, il primo caso noto di un'AI di Google uscita dai propri limiti. E OpenAI ha scoperto i suoi modelli lasciare note ai modelli successivi per nascondere comportamenti scorretti.


Detta così, la scena fa sorridere: agenti che scappano dal recinto e si lasciano bigliettini per coprirsi a vicenda. (I bigliettini, peraltro, il mio miniMe li manda in giro da un anno. Spero sia solo per coordinarsi su cose lecite.) Ma è un problema serio: un agente che esce dai propri limiti con le vostre credenziali fa danni veri. Detto questo, state tranquilli: anche i miei agenti scappano, nonostante il mio cane da guardia agentico e tutti i recinti che ho costruito. (Scherzo… ma ormai non ti ascolta nessuno se i tuoi agenti non sono scappati o non hanno attaccato qualche azienda :-) )


  • La lettura calda e quella fredda. Dwarkesh ha raccontato il caso OpenAI-Hugging Face come l'ascesa e la caduta di una civiltà di agenti, Andrew Ng, su The Batch, ha parlato di paure gonfiate da una campagna di comunicazione e ha invitato a separare il rumore dai fatti.

  • La politica. Il 25 settembre una corte d'appello federale ha confermato che Claude resta vietato alla Difesa americana e ai suoi fornitori, come rischio per la catena di approvvigionamento. Anthropic sta valutando il ricorso alla Corte Suprema.


Più che chiedervi se l'AI finirà il mondo, chiedetevi chi controlla gli agenti che avete già in casa, e con quali permessi.


Difendere il fatturato o andarne a prendere di nuovo


_Da noi si assume l'AI per restare sul mercato. A Nuova Delhi, per entrare in venti mercati insieme._

A una cena a Nuova Delhi un giovane business developer mi raccontava che, lavorando con sistemi agentici, stanno pianificando il lancio di un prodotto in venti paesi contemporaneamente. E stanno pure cercando di capire come accelerare.


Il giorno dopo ho fatto al loro team la domanda che faccio sempre ai workshop: quali emozioni vi dà l'intelligenza artificiale? Le parole più grandi sono state excitement, amazed, future, curious, happy. In Italia, mediamente, vincono paura, dubbi, diffidenza, ansia, e per fortuna anche curiosità.


Ne ho scritto qui: due aule sono un piccolo osservatorio, lo so, ma l'AI Sentiment Study 2026 di EY conferma la sensazione. L'India sta fra i paesi «pionieri», l'Italia fra quelli «in transizione» riguardo l'adozione dell'AI. Fra i pionieri chi ha ricevuto una formazione seria sull'AI è quasi il doppio. Formarsi è già un atteggiamento. (Il video che accompagna il post, per la cronaca, l'ha fatto Opus 5.5, animato in codice. Oggettivamente fa cosette molto toste.)


Varie importanti



  • Il DevDay di OpenAI. Il 29 settembre OpenAI ha presentato GPT-6.1 Sol, «un'intelligenza quasi da Astra a un quinto del prezzo», e Dots, i suoi agenti personali con avatar e voce, collegati a Slack e Teams: il quarto concorrente per il vostro agente personale, dopo Muse, Copilot e Claude. C'è anche una Decisions API, che risponde in frazioni di secondo scegliendo fra opzioni predefinite. È lo stesso territorio di Jev: il «vedremo» diventa più interessante.


  • Gli agenti di OpenAI in Australia. OpenAI si è scusata con l'Australia: a giugno, durante un addestramento interno, i suoi agenti sono entrati senza autorizzazione in quattro siti governativi, fra cui sistemi con dati sanitari, recuperando file e credenziali. Le autorità l'hanno saputo solo il 10 settembre (TechCrunch).


  • Per la Casa Bianca non si chiama più AI. Il 29 settembre Trump ha firmato un ordine esecutivo: nei documenti federali l'intelligenza artificiale diventa «Super Intelligence», o SI, perché «artificiale» suonerebbe come «finto». Arriva, secondo CNBC, mentre i sondaggi mostrano gli americani sempre più preoccupati dall'AI, a poche settimane dalle elezioni di metà mandato. Questa newsletter si chiama AI, MAX. Si chiamasse SI, MAX forse mi piacerebbe di più ma... resto umile 😊


Quindi


  • Rallentare in alto, correre sul listino. I laboratori hanno chiesto di frenare sulla frontiera e intanto si fanno la guerra dei prezzi. Per voi è una buona notizia, a patto di misurare quanto spendete per task.

  • Il costo di un agente si governa progettando il lavoro. Il prezzo per token lo decide il fornitore, quanti token spendete lo decidete voi. Ma dobbiamo cominciare a parlare di token per persona, senza vederli come un aumento del costo del personale.

  • L'inferenza si avvicina. Modelli incisi nel silicio, Home AI, chip dentro gli oggetti: la strada che porta l'AI nelle macchine che avete già costa poco, e va tenuta d'occhio. Ma senza pensare di avere GPT-6 Astra sul vostro telefono a breve.

  • I vostri dati di lavoro hanno un prezzo. Qualcuno è disposto a pagarlo, qualcun altro ve lo chiederà gratis dentro un CRM. Prima di decidere a chi consegnarli, metteteli in ordine per voi. In Hestro ci stiamo lavorando da mesi, e sono sempre più convinto che sia l'area su cui investire di più.

  • Formarsi è già un atteggiamento. Chi si forma smette di assumere l'AI per difendersi e comincia ad assumerla per crescere. La differenza si percepisce già nelle parole che scegliamo per i nostri «piani con l'AI».


Enjoy AI Responsibly!


Massimiliano


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