top of page

AI, MAX News - Gennaio 2026: L'anno del contenimento

  • 26 gen
  • Tempo di lettura: 7 min



Parto subito condividendo la mia One Personal AI Policy.


Perché questa regola? Perché il 2026 si sta rivelando l'anno del contenimento. Abbiamo codice che si scrive da solo, agenti che promettono di lavorare al posto nostro, output che si moltiplicano a velocità mai vista. In tutto questo, qualcuno deve tenere il timone per evitare di generare, altro tema del mese, AI-SLOP. E quel qualcuno siamo noi.


In questo mese ho fatto io stesso più cose di quante pensassi possibili, davvero. Ma non le vedete ancora, perché sto facendo un lavoro estenuante di controllo, redirezione, micro-management per portare alla luce progetti che vogliono diffondere l'AI nelle aziende, a modo mio. Il vibe coding applicato al lavoro quotidiano è sottovalutato: nella vita vera stanno succedendo più cose di quelle che si raccontano.


Presto vi racconterò di più. Intanto, ecco cosa è successo questo mese.


AI Slop: la mediocrità che ci sta sommergendo


Ho scritto un articolo che mi sta particolarmente a cuore: AI Slop: il costo nascosto della mediocrità digitale.


Il punto è semplice: ogni episodio di "workslop" — il termine coniato da Harvard Business Review per l'AI Slop aziendale — costa 186 dollari al mese per dipendente. Un'ora e 56 minuti sprecati a gestire la mediocrità generata dall'AI. Moltiplicate per tutti i vostri colleghi armati di ChatGPT.


Il paradosso? L'AI può solo remixare quello che esiste. È come avere uno stagista superdotato che ha letto tutto Wikipedia ma non ha mai vissuto un giorno di vita reale. Sa tutto in teoria, zero in pratica. Non conosce l'esperienza.


Il problema non è ovviamente solo economico ma anche di 'qualità della vita'. Lasciare le persone a dover subire contenuti fatti dall'AI senza che qualcuno se ne sia presa la responsabilità è irrispettoso e sbagliato.


Iniziamo quindi noi; una soluzione sta nel filtro delle 3C: Coerenza (riflette i vostri valori?), Concretezza (ci sono esempi reali?), Contesto (è specifico per voi?). E nella regola del 70/30: l'AI genera il 30%, voi aggiungete il 70%.


Davos: 6 voci, 6 prospettive sull'AI


Questo mese a Davos è successo qualcosa di raro: i leader tech e finanza hanno parlato di AI con una chiarezza insolita. Ho estratto le 6 voci più significative.


1. Dario Amodei (Anthropic) — Il loop è la storia


In una conversazione con Demis Hassabis sta dicendo che siamo vicini a una fase in cui l'AI scrive la maggior parte del software end-to-end e inizia ad accelerare la ricerca AI stessa. Se questo feedback loop si chiude, le timeline si comprimono drammaticamente. Il vincolo non sarà più avere idee. Sarà avere chip, tempo di training e velocità di deployment. E questo sarà un segnale di corsa verso l'AI Generale.


2. Demis Hassabis (Google DeepMind) — L'AGI non è solo passare test


Hassabis respinge quella che potremmo chiamare la definizione pigra di AGI: l'idea che basti superare una collezione sempre più ampia di test cognitivi per parlare di intelligenza generale. Coding e matematica sono più facili perché gli output sono verificabili. La scienza è più difficile perché il validatore è la realtà stessa. Qui l'ingrediente mancante non è il compute, ma sistemi capaci di formulare ipotesi, fare le domande giuste e operare in contesti sperimentali caotici, dove la risposta corretta non è nota in anticipo.


Il video dell'intervista con Hassabis e Amodei "The Day After AGI" merita 32 minuti del vostro tempo.


3. Satya Nadella (Microsoft) — L'AI è un platform shift


Satya ha descritto l'AI come il prossimo layer computazionale: da "autocomplete" → a "agent mode" → a "piena autonomia di progetto". Il punto vero è la diffusione: i vincitori non sono chi costruisce modelli, sono le aziende e i paesi che riorganizzano il lavoro attorno al reasoning a basso costo. L'organigramma diventa un problema software.



4. Larry Fink (BlackRock) — La diffusione decide chi vince


La prospettiva dell'investitore è stata brutale: non saranno i creatori della tecnologia a vincere per default. Vinceranno le economie e le aziende che adottano più velocemente. Se l'AI non si diffonde in sanità, educazione, servizi pubblici e nell'economia reale, non siamo in una rivoluzione — siamo in una bolla lato offerta.


Ha posto la domanda giusta: "Cosa succede a tutti gli altri se l'AI alimenta le disuguaglianze?"


5. Alex Karp (Palantir) — AI distruggerà i lavori umanistici


Karp è stato brutale: "AI will destroy humanities jobs". Ha usato se stesso come esempio: "Hai studiato filosofia? Quella competenza sarà difficile da vendere." L'ottimismo è per chi lavora con le mani.


6. Elon Musk (Tesla/SpaceX/xAI) — L'AI diventa un problema di fisica


La visione di Elon è semplice: l'intelligenza diventerà economica, ma l'energia no. Il fattore limitante dell'AI è l'elettricità, non gli algoritmi. La sua previsione più folle (ma coerente): lo spazio diventerà il posto più economico per far girare l'AI perché il solare è costante e il raffreddamento è gratis. E i robot umanoidi sono il percorso verso l'abbondanza perché disaccoppiano l'output dal lavoro umano.


E Yann LeCun?


Poco distante, rispetto al mondo, Yann LeCun ha lasciato Meta per fondare AMI Labs a Parigi. Con un round da oltre €500M e Nvidia tra gli investitori. La sua tesi si lega in qualche modo a quanto ha detto Hassabis: "L'ossessione per gli LLM non risolverà i problemi cruciali". Punta sui World Models.


Il mio contrappunto


Mentre a Davos si parla di AGI e miliardi, il valore reale sta emergendo altrove. Non dai progetti enterprise, ma dal basso: l'AI Fluency che cresce in silenzio, persona per persona. È lì che il contenimento diventa concreto — e dove la ONE AI PERSONAL POLICY ha senso.


I CEO di Davos hanno ragione su una cosa: la diffusione è tutto. Ma la diffusione non avviene nei board meeting. Avviene quando una persona è in grado di decidere se usare l'AI per un task e diffonderne i risultati con la sua firma.


Il paradosso del micro-management degli agenti


Un thread su Hacker News mi ha fatto riflettere: "Do you micro-manage your agents?"


Il paradosso è questo: con uno sviluppatore junior umano, il micro-management è tossico. Ma con gli agenti AI? È spesso la strategia ottimale.


  • Scomporre i task in unità atomiche

  • Revisionare blocco per blocco invece che feature per feature

  • Correggere in tempo reale naming e scelte di librerie


Chi ha una formazione manageriale tradizionale sente un conflitto interno. Ma la realtà è che fidarsi ciecamente degli agenti AI non funziona. Il controllo puntuale è la chiave. Contenimento è davvero la parola importante.


Questo si ricollega direttamente alla mia ONE AI PERSONAL POLICY: non lasciare uscire nulla senza averlo verificato. Vale per il codice, vale per i contenuti, vale per tutto.


La nuova costituzione di Claude


Anthropic ha rilasciato la nuova "costituzione" di Claude. Non è più una lista di regole, ma un documento olistico scritto per Claude stesso — spiega il perché oltre al cosa.


I 4 principi chiave, in ordine di priorità:


  1. Broadly Safe — Non compromettere i meccanismi di supervisione umana

  2. Broadly Ethical — Onestà, valori solidi, evitare azioni dannose

  3. Compliant — Seguire le linee guida su aree sensibili

  4. Genuinely Helpful — Essere realmente utile


Quando c'è conflitto, la sicurezza prevale su tutto. È un approccio che apprezzo: trasparenza su come funziona l'AI che uso ogni giorno.


Scritto dall'AI di oggi per le AI del futuro per garantire allineamento. E pensare che qualcuno voleva tenere le tre leggi di Asimov come sufficienti per normare tutto!


Il debito tecnico dell'AI


Stack Overflow ha pubblicato un pezzo che fa riflettere: l'AI può moltiplicare x 10 gli sviluppatori... nel creare debito tecnico.


Mentre gli ambienti di sviluppo basati su AI come Claude Code accelerano la scrittura del codice, la qualità e la sostenibilità a lungo termine del software possono risentirne. Il risultato? Un paradosso tra velocità e manutenzione.


Di nuovo: il contenimento e lo SLOP. Qualcuno deve verificare, qualcuno deve decidere cosa tenere e cosa buttare. L'AI non solleva da questa responsabilità — la rende più urgente.


La fine del codice scritto dagli umani?


Ryan Dahl, il creatore di Node.js, ha dichiarato che l'era degli umani che scrivono codice è finita. Non è l'unico: Dario Amodei dice che i suoi ingegneri non scrivono più codice, lasciano fare al modello. E Anthropic deve continuamente cambiare i test tecnici per le assunzioni perché ormai Claude è in grado di superare da solo tutti i test più difficili.


Secondo me c'è bisogno di un grande "dipende". Il vibe coding democratizza e farà esplodere lo sviluppo software, anche nelle aziende e questo, seppur vada contenuto, è positivo.


Ma la domanda resta: chi firma quel codice? Chi controlla la qualità prima che vada in produzione? È la stessa logica della mia ONE AI PERSONAL POLICY: qualcuno deve leggere, comprendere, firmare. Credo piuttosto che le professioni legate al software si evolveranno fornendo agli sviluppatori nuove cinture degli attrezzi e richiedendo sempre più competenze.


Se volete approfondire il tema vibe coding, ne ho scritto sul blog in modo semi-serio: Elogio del Vibe Coding e Vibe Coding: storie di vita vissuta - Parte 1


Acqui-hire: il talento umano vale ancora


Il pattern si ripete. Le Big Tech non comprano prodotti — comprano persone:


  • Microsoft/Inflection: $650M

  • Google/Character.ai: $2.7B

  • Google/Windsurf: $2.4B

  • Qualche giorno fa: Google/Hume AI: team DeepMind


Totale: oltre $6 miliardi. Il talento umano vale ancora. Eccome.


Certo, questi prezzi sono enormi e sollevano domande etiche sulla concentrazione del potere. Ma il segnale è chiaro: mentre parliamo di AI che sostituisce gli umani, le aziende più ricche del mondo pagano miliardi per accaparrarsi le menti migliori.


Segnali deboli, ma che fanno rumore!


  • OpenAI metterà annunci in ChatGPT. Era prevedibile. Il problema non è nelle risposte del modello, ma in come queste saranno usate per mostrarci gli annunci, e come noi reagiremo.

  • Meta ha sospeso l'accesso dei teenager ai personaggi AI per sviluppare una versione più adatta. Che sia finalmente partita un po' di attenzione verso l'etica nell'uso dell'AI per i più giovani?

  • Grok AI ha generato circa 3 milioni di immagini sessualizzate questo mese, secondo una ricerca del Guardian. Il contenimento non è solo una questione di qualità — è anche di responsabilità.


Quindi


Torniamo alla regola con cui ho aperto, riformulata:


Il collo di bottiglia siamo solo noi. E forse è meglio che sia così e ci mettiamo l'anima in pace che avremo sempre più bisogno di pastori di Agenti AI, perché servono umani che guidano e contengono le AI.


L'AI Slop non è destino. È una scelta. Ogni volta che lasciamo uscire qualcosa che non abbiamo letto, compreso, firmato, stiamo scegliendo la mediocrità. E si noterà.


Enjoy AI Responsibly!


Massimiliano


bottom of page